Brevi cenni storici sulla sicurezza

Un ponte levatoio, il simbolo della portezione degli accessi, nel periodo medioevale

Sin dai tempi della preistoria l'uomo ha sentito il bisogno di sentirsi protetto e di rendere sicura la propria dimora o i propri luoghi usuali di permanenza. Oggi il concetto di sicurezza non è cambiato di molto e la necessità di proteggersi rimane sempre un tema molto sentito anche nella nostra attuale società. I metodi usati dall'uomo per i fini di sicurezza hanno subìto una lenta ma costante evoluzione nel tempo, tanto che oggi si dispone di sistemi di protezione che un tempo sarebbero stati considerati inimmaginabili. Basti pensare all'evoluzione dei sistemi di videosorveglianza, per mezzo dei quali è possibile vedere, in tempo reale e da ovunque ci si trovi, le immagini della propria abitazione. Basti pensare all'evoluzione dei sistemi antintrusione i quali oggi, permettono di avvisare di un'intrusione indesiderata nella propria abitazione, in maniera totalmente automatica e con la massima affidabilità.

Storia dell'antifurto

Sappiamo benissimo come i nostri antenati già dai tempi della preistoria, avevano sviluppato una chiara concezione sulla sicurezza inerente alla protezione personale e alla tutela del proprio insediamento.

Un ponte levatoio, il simbolo della portezione degli accessi, nel periodo medioevale

Basti pensare alla cura che essi prestavano nel valutare la vivibilità del proprio insediamento e soprattutto alla sicurezza che questo stesso avrebbe potuto offrire. I maestri dell'architettura fortificata sapevano come realizzare imponenti strutture invalicabili e robuste recinzioni, ma capirono da subito che era necessario limitare il numero dei punti di accesso al sito e soprattutto quanto era importante che questi fossero tenuti sotto controllo. Per controllare gli accessi al proprio sito ed essere avvisati della presenza di un intruso, i nostri antenati hanno utilizzato vari sistemi, tra cui forse il più noto è l'uso di animali da guardia come il cane. Molto diffusi erano anche i sistemi messi in atto da villaggi e città per scongiurare le invasioni da parte dei nemici e consistevano in uno o più presidi di guardia, composti da uomini che alla vista del potenziale pericolo lanciavano l'allarme. Durante l'epoca moderna, con l'avvento delle nuove tecnologie, il controllo degli accessi al proprio sito è stato gradualmente demandato a mezzi in grado di avvisare della presenza di un intruso, in maniera totalmente automatica e con un livello di affidabilità decisamente superiore a quello che potrebbe offrire un animale o un essere umano. Il primo brevetto di un sistema meccanico di rilevazione dell'apertura di una porta o finestra, viene fatto risalire a L. J. Worden ed E. H. Space, due inventori della Contea di Oneida, nello Stato di New York negli Stati Uniti, nel gennaio del 1852. Nel luglio del 1858 un certo William Whiting di Norfolk, nello Stato del Massachussetts, registra il brevetto del primo sistema elettromeccanico di rilevazione e avviso di apertura di una porta o finestra. In pratica un contatto elettrico, all'apertura della porta, chiudeva il circuito di un solenoide che eccitato, batteva sopra una campana. L'idea fu perfezionata successivamente dall'inventore americano Edwin Holmes il quale ne avviò la commercializzazione nella città di Boston, nel Massachussetts. Molte aziende negli anni a seguire, contribuirono allo sviluppo su scala industriale delle tecnologie nel settore, tra cui si distinse la nota Ademco, fondata negli Stati Uniti nel 1929 da Maurice Coleman e acquistata dal gruppo Honeywell nel febbraio del 2000. La Ademco ha il merito di aver introdotto sul mercato, negli anni 70, i primi combinatori telefonici e successivamente nel 1984 di aver commercializzato i primi dispositivi wireless per antintrusione. I primi sistemi comparsi in Italia furono importati nel 1974 da Enzo Hruby, fondatore della Hesa S.P.A. Questo ha contribuito notevolmente alla nascita del settore sicurezza nel nostro Paese. Attualmente in Italia esistono diverse aziende leader nel settore, molto apprezzate anche a livello europeo, come ad esempio AVS, Elkron, Axel, Tecnoalarm, Elmo, Hesa ed atre ancora.

Storia della videosorveglianza 

I sistemi di videosorveglianza vantano una storia molto più breve di quella dei sistemi antintrusione. La prima applicazione nota viene attribuita all'ingegnere tedesco Walter Bruch nel 1942. L'impianto fu realizzato dalla Siemens AG a Peenemunde sulla rampa di lancio VII e serviva a monitorare i lanci dei razzi V-2, i più sofisticati missili militari della Seconda Guerra Mondiale.

La prima telecamera installata per il monitoraggio della rampa di lancio dei razzi V-2

Per le prime applicazioni ad uso non militare bisogna attendere il 1965, quando le forze di Polizia negli Stati Uniti, intuirono il prezioso contributo che un sistema di videosorveglianza avrebbe potuto offrire per il controllo del territorio cittadino. Nel Regno Unito nei primi anni 70 fu l'IRA, con i suoi sanguinari attentati, a contribuire ad una diffusione massiccia degli impianti di videosorveglianza, adottati come deterrente per i crimini. Un altro grande contributo alla diffusione delle telecamere avvenne nella metà degli anni 70 con l'introduzione del CCD, un piccolo circuito integrato in grado di acquisire le immagini e di sostituire il più ingombrante e costoso tubo Vidicon. Per quanto riguarda la registrazione video, il primo prototipo di registratore su nastro magnetico fu sviluppato nel 1952 dalla Ampex, negli Stati Uniti. Il videoregistratore utilizzava una testina rotante ed un nastro che si muoveva in modo relativamente lento. Nel 1956 la Ampex ne iniziò la commercializzazione su scala industriale con il VR-3000, il primo della serie dei registratori su nastro video da 2 pollici su 4 tracce, ma oltre a risultare un prodotto molto ingombrante, si dimostrò anche eccessivamente costoso. Il primo sistema che sostituiva le ingombranti e scomode bobine con le prime cassette compatte contenti un nastro magnetico, fu introdotto dalla Sony verso la fine degli anni 60, ma il sistema era ancora molto poco pratico. Nel 1972 la Philips mise sul mercato l' N1500, probabilmente l'antenato dei sistemi di videoregistrazione domestica, di dimensioni molto più contenute, perciò adatto per le applicazioni di uso domestiche. Tuttavia il sistema era ancora molto costoso e la durata delle registrazioni era piuttosto limitata, infatti su una cassetta era possibile registrare non oltre 30 minuti di video. Il 1º giugno 1975 la Sony lanciò sul mercato giapponese i primi due modelli di Betamax, il lettore SL-6300 e la console LV-1801. Dopo un anno e 30000 prodotti venduti però, arrivò il VHS della JVC, apparentemente simile, ma in realtà molto diverso dal Betamax. Le cassette erano di maggiori dimensioni, la qualità era decisamente più scadente ma la capacità di immagazzinamento per ogni singolo nastro arrivò a toccare perfino le 4 ore. A differenza di Sony, JVC cercò altri alleati, diffondendo e vendendo il brevetto VHS anche ad altre aziende, sia tra i produttori che tra le case cinematografiche e questo contribuì ad una solida affermazione del prodotto e soprattutto a mantenere i prezzi del VHS più bassi rispetto al concorrente. Pochi anni più tardi comparvero i primi registratori VHS time laps, con i quali divenne possibile registrare in maniera economica, fino a 960 ore di filmati su una stessa videocassetta. Nel 1999 comparvero sul mercato i primi DVR, apparati in grado di acquisire un video e archiviarlo su hard-disk. Lo sviluppo delle tecnologie adottate nel DVR, permisero di andare ben oltre alla semplice registrazione del video, infatti questi dispositivi si dimostrarono molto efficienti nel trattamento digitale delle immagini, specie nel campo della sicurezza, permettendo analisi automatiche con funzioni antiterrorismo, riconoscimento volti e targhe, tracciatura di percorsi, comportamenti anomali ed altro.

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